EmmeBi [un blog leggero]

EmmeBi [un blog leggero]

Il blog di Michele Boroni News prese in rete, personalissime recensioni, riflessioni fuori dalle righe ispirate all'attualità. Trattate con leggerezza, se possibile.
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novembre 13, 2009
 
Il Fattone Quotidiano

Oggi (proprio oggi) Il Fatto Quotidiano l'ha fatta fuori dal vaso (vedi articolo firmato da Gomez, Barbacetto e Mascali).
novembre 12, 2009
 
Nomi di prodotti che non si dimenticano

(letto su Ted)
 
Alleanza xché?
Come sapete ieri Francesco Rutelli ha presentato il suo nuovo movimento "Alleanza per l?italia"di Rutelli. Come forse sapete il nuovo movimento ha un logo che mette insieme la tristezza dei brand farmaceutici e assicurativi con la sintassi giovanilistica degli sms.
Forse però non sapete che ieri il logo ha scatenato in rete una serie straordinarie di parodie.
Eccone alcune (al solito, cliccate sull'immagine per ingrandirla).



 

Giacobbo come Séguéla
La strategia del terrore funziona sempre per la vendita.
La Kaspersky per lanciare il nuovo software antivirus ha fatto un'operazione di co-branding con il film catastrofista 2012 di Emmerich.
Pubblicità vista oggi su Epolis.
novembre 06, 2009
 
Karaoke Journalism
Qualche anno fa uscì un interessante libro scritto dai soliti guru svedesi del marketing intitolato Karaoke Capitalism che si basava sostanzialmente su un'efficace metafora, ovvero quella di rappresentare la business community come un gigantesco locale di karaoke in cui tutti copiano tutti. Nel libro si sosteneva che le business school, la pratica del benchmarking e delle best practice hanno trasformato l'intero mondo del commercio in un supergruppo di aziende karaoke che si copiano a vicenda, proponendo un modello che rischia di non reggere alle sfide di un mondo dominato dal darwinismo economico.
In Italia tale scenario è sotto gli occhi di tutti, basti vedere come si comportano i principali competitors della telefonia o, meglio ancora i due principali player televisivi, Rai o Mediaset. Se una delle due progetta una trasmissione su un argomento a caso, ecco che l'altra la copia immediatamente e la controprogramma. Mai un'idea originale e distintiva.
Ma l'esempio più lampante è dato dallo "scontro" tra i due principali quotidiani italiani: Repubblica e Corriere della Sera. Si comportano come due bimbetti annoiati di provincia.
Posso capire questo comportamento su cose accessorie come gli allegati. Ma a volte vanno oltre.
Tipo stavolta: uno cambia il direttore dell'allegato femminile e l'altro fa la stessa cosa.
Oppure: da domani il Corriere dedicherà sette pagine dedicate ai Tempi Liberi (un po' come aveva fatto qualche anno fa con il non fortunatissimo inserto diretto da Maria Luisa Rodotà) e per tutta risposta Repubblica inaugurerà R2 Cult dedicato ai consumi culturale, mischiando l'alto e il basso blabla.. (domani Eco e Galimberti sulla mania delle playlist).
Attenzione, inizia la base, seguite le scritte illuminate.
novembre 05, 2009
 
Tutti colle palle nere da Santoro
La solita deriva del Vernacoliere sui fatti di cronaca.
ottobre 30, 2009
 
Citizen Corona
Il personaggio è sborone come pochi e di un cinismo imbarazzante, ma c'è da dargli atto che ha una lucidità e una capacità rara di sintesi nel raccontare i rapporti tra politica, editoria e gossip (ieri ad Anno Zero, l'intervista parte da 2'30", all'inizio è un po' disturbata ma poi diventa stabile).
ottobre 28, 2009
ottobre 26, 2009
 
Tendenzialmente
Per lanciare il loro ultimo disco "Gattini" (in uscita il 30 Ottobre) e per celebrare il ventennale del loro primo album “Elio Samaga Hukapan Kariyana Turu” questa sera gli Elio e Le Storie Tese si esibiranno a Milano insieme ai 48 elementi della Filarmonica Arturo Toscanini al Teatro degli Arcimboldi.
Circa un mesetto e mezzo fa, quando ho saputo del concerto, ho cercato di organizzare un gruppo di fan tra amici toscani e milanesi per accorrere in massa, ma una volta messi tutti d'accordo i biglietti erano già esauriti.
Per fortuna Sky Prima Fila lo trasmette in diretta.
Il sottoscritto ha già programmato il suo MySky, anche perché stasera è qui.
ottobre 23, 2009
 

Don Draper rulez
Brooks Brothers ha creato una limited edition di abiti da uomo ispirati all'eleganza che i pubblicitari anni 60 rappresentata dalla serie Mad Men.
Peraltro anche Hilton (uno dei "protagonisti principali" della terza stagione, in onda ora negli States) sta cercando di capitalizzare il successo della serie tv.
ottobre 22, 2009
ottobre 20, 2009
 
PermaLink
Non ho ancora finito di leggere Valori di Cartone, il bel libro su contenuti, identità e rappresentazioni dei cartoni animati tv, che i tipi di LINK fanno uscire un altro libro in cui si esaminano le immagini coordinate e le grafiche di alcune emittenti tv internazionali (BBC, RTV, NBC Channel 4 etc..) dal titolo Video Sign e che si preannuncia piuttosto interessante.
Da ora in poi dovrò vedere meno tv e leggere di più.
 
Sky without limit
In molti, me compreso, ci chiedevamo a che caspita servisse quella presa USB sui nuovi decoder Sky. Svelato l'arcano. Dal 2010 sarà commercializzata una chiavetta che permetterà agli abbonati Sky di poter vedere tutti i canali in chiaro del digitale terrestre, mettendolo in tasca al progetto Tivù fortemente voluto da Rai e Mediaset.
E, ca va sans dire, diventa subito un caso politico.
ottobre 19, 2009
 
High Society Automatic Generator
Da parecchi anni nell'ultima pagina del Foglio, tra le lettere al direttore, c'è Alta Società, una mini-rubrica che racconta i dorati piaceri e le vacuità chic degli happy few. La rubrica non è firmata: dopo un anno dalla prima pubblicazione si è scoperto che l'autore era Carlo Rossella, allora direttore del TG5 e da sempre bon vivant. Ci ha già scritto un libro e minaccia di farne anche una serie tv (ora che intanto è presidente della Medusa).
La rubrichetta in fondo ha un suo schema fisso e alcuni elementi caratterizzanti: location alla moda (città, luogo di vacanza o grand hotel), name dropping selvaggio (meglio se nobile, ma ultimamente anche lo star system tira parecchio), un paio di riferimenti artistici e una citazione pop (meglio se inglese, meglio se cinematografica). Mescolare bene, fottersene del senso ultimo e il gioco è fatto.
Quel gran genio di Diderot ha creato un generatore automatico di Alta Società. Cliccate su aggiorna del browser per leggerne all'infinito.
Update: visto il successo dell'operazione sono state aggiunti nuovi elementi tra cui porporati, nani e dervisci rotanti.
ottobre 17, 2009
 
Tutti d'accordo, vero?

Up e Bastardi Senza Gloria sono cinema allo stato puro. Se alzate il sopracciglio, forse è il cinema che non vi piace.

(Mariarosa Mancuso oggi sul Foglio)
ottobre 16, 2009
 
La violenza visiva del 3D
Ieri come sapete è finalmente uscito anche in Italia UP, la prima opera 3D della Pixar. Al di là del fatto che è un film straordinario per storia, profondità dei personaggi e animazione, mi ha interessato lo spunto di riflessione aperta che ha fatto Gokachu nel suo blog e che qui riporto.

In un film tridimensionale, è lecito al regista decidere cosa è a fuoco e cosa no, o è necessario che lasci profondità di campo, permettendo allo spettatore la libertà di mettere a fuoco gli oggetti che preferisce, come normalmente avviene quando si guarda uno spazio tridimensionale?
Lo scrivo perché in Up si sceglie la prima via, e ho trovato l'esperienza (questa, non quella del bellissimo film) sgradevole. Una violenza, un esproprio della mia libertà.
E' chiaro che anche il cinema 2D mi espropria, però essendo un linguaggio codificato non vivo questo esproprio come violenza ma come grammatica. Il cinema 3D non è ancora codificato; nei codici di linguaggio da definire il fuoco (che è un retaggio 2D) dovrà avere spazio?
ottobre 13, 2009
 

Da 7 a Zero
Quell'oscuro periodo della cosiddetta musica chill out - oscuro a livelli di contenuti, intendo – ha lasciato in verità anche dei buoni dischi che si fanno ascoltare piacevolmente perfino oggi: uno tra questi è “Simple Things”, l'esordio degli Zero7 che uscì nel 2001.
Gli Zero7 allora erano due dj-produttori inglesi trentenni, incapaci di suonare alcun strumento, ma con una cultura musicale piuttosto ricca e variegata. A differenza degli altri dischi di quel periodo, spesso freddi e “stilosi”, Simple Things emanava un calore e un'umanità rare, forse per certi rimandi al soul inglese, alla musica da film, al buon pop anni 80 e alle sontuose orchestrazioni seventies. Certo, c'era sempre quella patina di pulizia e di eleganza formale - la cifra di quel genere - però non aveva quel retrogusto di laboratorio (tipo gli Air, per far dei nomi), insomma si capiva che dietro c'era tanta musica ascoltata e amata. Successivamente gli Zero7 hanno prodotti un altro paio di dischi abbandonando sempre più l'elettronica e abbracciando più atmosfere acustiche e folky, lanciando anche talenti come lo svedese-argentino Jose Gonzales, ma che immagino non abbiano raggiunto il successo e il livello dell'esordio (il concerto al Rolling Stone di qualche anno fa fu bello). Come dicevo, sto ascoltando questo disco per “disintossicarmi” dal contatto con Yeah Ghost, l'ultimo lavoro degli Zero7. Un disco inutile, vecchio nella sua esigenza di suonare moderno, con suoni elettronici che, oggi come oggi, potrebbero andar bene nel profondo Texas o all'Eurofestival. Una roba brutta, insomma.
 
Radio Head Chili Peppers
Sono curiosissimo di ascoltare qualche canzone del nuovo supergruppo capitanato da Thom Yorke e Flea.
ottobre 10, 2009
 
Che si basano sulla musica
Continuo a sostenere che uno dei programmi radiofonici più divertenti e ruspanti dal punto di vista musicale è Tropical Pizza, lo show pomeridiano condotto da Nikki e miscelato da DJ Aladyn. Per questo sono contento di sapere che è nata una webradio della trasmissione (NdB: il titolo è una citazione coltissima).
ottobre 09, 2009
 
Dear Alfred
Non sapevo che il Nobel fosse un premio all'intenzione (peraltro non completamente confermata dai fatti). A questo punto il prossimo anno mi autocandido alla letteratura.
A parte gli scherzi, ho l'impressione che questa assegnazione possa essere controproducente per Obama e per la sua popolarità. Poi mi ricordo che il nobel l'ha ricevuto anche Al Gore, e allora non ci penso più.
ottobre 08, 2009
 
Italia Oggi
Uno dei rari casi in cui il cinema riesce a raccontare e prevedere la realtà.
Assolutamente da vedere.

(grazie a Ezekiel su FF)
ottobre 07, 2009
 
Dead politicians society
Il video della candidatura di Franceschini alle prossime primarie del PD. Senza parole.

ottobre 05, 2009
 

Quando il nome è importante
In Germania va forte il marchio di latticini Zott e, in particolare, la mozzarella Zottarella.
Ho l'impressione che qui da noi non avrebbe lo stesso successo, perlomeno in Toscana dove la parola zotta si riferisce a ben altro.
ottobre 04, 2009
 
Cidade Maravilhosa
Chi è stato a Rio de Janeiro sa che non è così.
Ma in ogni singolo frame di questo video c'è un piccolo dettaglio di verità.
Questo è il video che ha accompagnato la candidatura vittoriosa di Rio De Janeiro per le Olimpiadi del 2016.

(via Gabriele su fb)
ottobre 03, 2009
 
Anni Zero / 1
Siamo a Ottobre 2009, quindi i tempi sono maturi per stilare le classifiche delle cose migliori di questo decennio vissuto intensamente (perlomeno in rete).
Inizia Pitchfork con la classifica dei migliori 200 dischi di questo decennio.
Per i pigri che non vogliono leggersi tutta la classifica anticipo i primi 3:
1) Kid A - Radiohead
2) Funeral - Arcade Fire
3) Discovery - Daft Punk

Da notare che nelle prime venti posizioni della classifica di Pitchfork, solo due dischi sono degli ultimi cinque anni.
(letto su InkLog)
 
Mentre tu sei l'assurdo in persona, e ti vedi già vecchio e cadente...
Geniale mash-up degli Elii tra l'inno per il nobel a Silvio e un vecchio brano di Edoardo Bennato.
ottobre 01, 2009
 
Paese..!!? Paeeeseee..!!??
E' tornato Zoro, per fortuna.
Qui sotto la long version di Tolleranza Zoro non andata in onda su raitre.
settembre 29, 2009
 
Ciapa no
La saga "Dear God" dopo il caso di Michael Jackson e quello di Mike Bongiorno, ampiamente diffusi dalla rete e dai socialcosi, si arricchisce di un nuovo episodio sempre legato ai soliti equivoci:
Ma, porca miseria, quando chiedevo di far arrestare un ultrasettantenne che va con le minorenni, io non intendevo Roman Polanski.
settembre 28, 2009
 
Probabilmente la copertina più brutta del 2009
 
Hatemark
Un anno e mezzo fa intervistai Kevin Roberts in occasione dell'uscita del suo secondo libro dedicato ai Lovemarks, la strategia da lui ideata che proponeva ai suoi clienti (è l'ad worldwide dell'agenzia pubblicitaria Saatchi & Saatchi) per entrare nel cuore dei consumatori. Parlava di amore, di empatia, di ottimismo, di relazione sentimentale che si doveva creare tra il consumatore e la marca. Roberts era una persona simpatica e un ottimo venditore, ma questa sua teoria del "volemosebbene applicata al marketing" suonava falsa e posticcia, specialmente se applicata alle grandi corporation del mass market.
Oggi leggo la sua intervista su Affari & Finanza e sembra una persona diversa. La crisi attuale l'ha devastato, dice che questo è solo l'inizio, che il prossimo anno il calo dei consumi e della pubblicità sarà oltre il 10%. Il bello è che oggi utilizza temini come aggressività, convincimento, che mai si sarebbe sognato di utilizzare un anno fa. Coinvolgimento, relazione, lavorare sul piccolo, sono concetti che non lo sfiorano neppure. Tutto tecnica e performance. Poi ovviamente cita Obama - l'unico brand che è riuscito a comunicare bene quest'anno - ma ho come l'impressione che del "mondo migliore" non gliene possa fregare di meno.
Boh, magari sbaglio, ma la percezione è questa.
settembre 27, 2009
 
Mistero della fede (post lungo e poco leggero)
Poco più di una settimana fa Luca Sofri sul suo blog raccontava il dramma che stava vivendo la famiglia del giornalista Antonio Socci: sua figlia - Caterina, 23 anni – era entrata in coma a seguito di un improvviso e misterioso arresto cardiaco, e ancora oggi le sue condizioni sono purtroppo precarie. Luca segnalava il modo in cui Socci utilizza il proprio blog per aggiornare lo stato clinico della figlia e per creare un'aggregazione di fedeli. Da allora, anch'io ogni giorno ho dato un'occhiata a quel blog, un po' per informarmi sulle condizioni della ragazza, un po' anche perché sinceramente incuriosito da questa “forma di partecipazione”, che magari ha anche un nome, ma che non conosco.
Io non sono ateo, ma non posso nemmeno considerarmi un cattolico praticante, e così leggevo quei post di Socci, i suoi appelli di preghiera collettiva e i commenti di altri persone, amici, ma sopratutto fedeli che magari non conoscono neppure Antonio Socci e la sua famiglia, e mi rendevo conto di quanta forza può dare la fede in momenti drammatici come questo, al punto tale da aggiornare in modo continuo e argomentato un cazzo di blog. Alla luce di tutto ciò, ecco che certi interventi, certi pensieri di Socci e di altri devoti come lui che in passato avevo interpretato e classificato come forme estreme di fanatismo e, in un certo senso, di esibizionismo, acquistavano un valore diverso. Questa volta c'era lui, c'era la sua famiglia, c'era sua figlia, in coma, non uomini e donne sconosciuti e “usati” per rappresentare il suo credo. Malgrado ciò il suo tono e le sue parole non cambiavano, e nonostante certi episodi che, laicamente, continuo a considerare di “folklore” (come la visione della Madonna di Medjugorje – proprio quella lì, non un'altra, quella - da parte di una veggente chiamata a pregare per la ragazza), la sua speranza e la sua fede cristiana erano dominanti.
Anch'io negli ultimi tempi ho avuto i miei problemi, non tragici come il coma di un figlio, ma pur sempre drammatici e complicati. Di fronte a questi eventi le miei reazioni erano di disperazione e imprecazioni contro il destino ingiusto alternati a lampi di ottimismo provenienti da scampoli di buon senso e forza di volontà. In quei momenti mi è sicuramente mancata quella forza d'animo che credo solo la fede riesce a dare.
Non so come finire questo post e, per la verità, non so neppure perché l'ho iniziato. Voglio solo dire che sono vicino a Socci e alla sua famiglia e, non potendo pregare per loro, per quanto poco possa servire, saranno nei miei pensieri.
 
Prime Pagine
settembre 25, 2009
 
Ad Ogni Cover
Ogni volta che esce una cover si riapre il dibattito sulla necessità e sull'opportunità di eseguire/ascoltare reinterpretazioni di canzoni famose e importanti. Peraltro, per effetto di programmi come Amici e X Factor, è proprio sulle cover che si regge gran parte del malandato mercato discografico.
Il problema, a mio avviso, non è da affrontare in modo tranciante, cover sì o cover no. E' evidente che per un giovane interprete non ancora conosciuto che non ha una sua identità precisa, l'opportunità di interpretare in modo più o meno originale dei brani già conosciuti permette a chi ascolta di concentrarsi più sulla voce e sulla sua performance (anche se la mannaia del confronto è spesso inevitabile e impietosa).
La questione sta tutti nei pezzi che si interpretano che, generalizzando parecchio, si possono dividere in due macrocategorie. Ci sono le canzoni pop-rock e poi ci sono le pietre miliari, inni generazionali su cui milioni di ragazzi e ragazze si sono riconosciuti, sintesi sonore di disagi e ideali, canzoni bandiera. Ogni decennio ne ha un paio.
Creep dei Radiohead , insieme a Smells like a teen spirit e a un altro paio, sono LE CANZONI degli anni 90. Poche storie.
Hanno ancora un loro innegabile attualità sia nei testi che nei suoni. Stanno lì. Belle e disperate e, sinceramente, non si sente il motivo di reinterpretarle, cambiando il testo, per giunta in italiano, trasformando il disperato spleen di una generazione indefinibile( o Gen x, chiamatela come volete) nell'ennesima banale storiella d'amor , sostituendo “I'm a weirdo” - una frase che, da sola, racconta un monda - nell'assurda “Amo dirtelo” e poi, quando non si ha più nulla di dire e "cazzo, bisogna far uscire il disco che tra poco si parte per l'ennesimo trionfale tour" mettere lì nel testo un nananana a caso.
La cosa fa particolarmente incazzare quando a fare tutto ciò non è un giovane interprete in cerca di successo e che magari ha “vissuto” quel pezzo, bensì la rockstar italiana per eccellenza, Vascorossi. Proprio negli anni 90 aveva ripreso una bella canzone di un gruppo poco conosciuto – An Emotional Fish – trasformandola in “Gli Spari Sopra”. Quella volta l'operazione era riuscita, il pezzo in Italia era passato poco e il testo aveva una sua forza.
Ma adesso con “Creep” ha proprio toppato, di brutto.
Il pezzo si chiama “Ad ogni costo” e se volete farvi del male lo trovate qui.
Su questo blog preferiamo ascoltare l'originale.
Per sempre.
(ne scrive anche Inkiostro e StereoGram)
settembre 24, 2009
 
Ma adesso parliamo del dramma della disoccupazione in Italia
Il comune del paesino toscano dove abito ha pubblicato un bando di concorso per cinque posti come spazzino (o operatore ecologico, o netturbino, chiamatelo un po' come caspita vi pare..). Lavoro non comodissimo, ma regolare, a tempo indeterminato e sicuro (finché c'è immondizia c'è speranza). Non si richiedevano particolari esperienze o specializzazione.
All'annuncio - che era stato ben pubblicizzato, anche sul quotidiano locale - hanno risposto solo in tre che però, essendo tutti clandestini, non sono stati presi.
settembre 23, 2009
 
"Il matto" - una storia vera
Per un periodo il Noir Festival, quello nato a Cattolica e poi trasferito a Courmayer, si svolse a Viareggio. Nel 1992 avevo delle simpatiche amicizie viareggine e quindi, per tutta la durata della manifestazione, venivo gentilmente ospitato in zona per godermi tutte le proiezioni. Ricordo che era un festival a misura d'uomo, con tre-quattro sale posizionate lungo la passeggiata al mare nello spezio di trecento metri; le visioni erano uniche e per tutti: fan, registi, attori e giornalisti tutti insieme.
Tutto bene, se non ci fosse stato “il matto”.
“Il matto”, come era stato simpaticamente appellato dagli avventori del festival, era un ragazzone americano vestito con bermuda , sneakers, t-shirt a tema musicale (ricordo perfettamente una maglietta con Queen Latifah e un'altra dei Beastie Boys) e un rapporto conflittuale con l'igiene personale, che non si perdeva niente, neanche la proiezione dell'oscuro polar belga degli anni 70. Il fatto è che le sue visioni erano rumorosissime: in sala mangiava e beveva di tutto, parlava da solo e gesticolava come un forsennato. All'inizio era divertente, poi però, alla lunga, era piuttosto stancante. Se non ricordo male anche Irene Bignardi (allora critico cinematografico di Repubblica) dovette cambiare poltrona un paio di volte in sala per godersi in tranquillità il film. Il “matto” però non era arrogante, anzi quando veniva rimproverato, lui si scusava con strette di mano e inchini, salvo poi cinque minuti dopo riprendere a sbraitare come prima. E poi era entusiasta di tutto, non solo dei film: ricordo di aver condiviso con lui il tavolino della pizzeria al taglio “La Rusticanella” nella passeggiata viareggina e il matto continuava a dire “this is the besta pizza ever”. I film in cartellone erano tutti piuttosto buoni e ricordo che parteciparono anche alcuni importanti nomi come Ken Russel, Nicholas Roeg Mark Snow, Theresa Russell, Jeremy Irons e Debbie Harry. Il matto, che nel frattempo era diventato, nel bene e nel male, la mascotte del festival, abbracciava, chiedeva autografi e parlava con tutti.
Ma il bello doveva ancora venire: i ben informati dicevano un gran bene di questo “Reservoir Dogs”, il film con Harvey Keitel diretto da un esordiente che avrebbe chiuso il festival. Venne così l'ultimo giorno, proiettarono quel capolavoro a basso budget e mille idee che tutti noi ben conosciamo.
Dieci minuti di applausi.
Salì sul palco il direttore del festival quasi commosso per aver ospitato in esclusiva quel piccolo grande film e, sopratutto, per annunciare la presenza del regista.
Era in sala. In realtà non si era mai mosso da lì.
Sale su sipario con un salto goffo, cantando e sbraitando come aveva sempre fatto per tutta la settimana. Il grido che lo accolse fu unico “Noooooo, ma è il mattoooo!”. Qualcuno, perfino il sottoscritto, per un lungo attimo pensò che fosse tutto uno scherzo. Ma poi, ripensandoci, tutto aveva un suo beffardo e logico senso.
Ho raccontato questa lunga storia perché stasera, proprio a Viareggio all'interno della rassegna Europa Festival, ci sarà la prima italiana al pubblico di “Inglorious Basterds – Bastardi Senza gloria” per celebrare Quentin Tarantino e quello che fu il suo debutto italiano.
settembre 14, 2009
 
Here we come, here we go
Poi uno si chiede come mai tutti i singoli dei Black Eyed Peas sono al numero uno in tutto il mondo (in tutto il mondo davvero, altro che U2).
Beh, ascoltate I Gotta Feeling, l'ultimo singolo; altro non è che un efficace aggregatore di potenziali standard per cori da stadio.
E poi non venitemi a dire che non sono IL gruppo pop degli anni zero.
settembre 13, 2009
 
Norwegian Mood
Il New York Times ha dedicato un articolo a Sondre Lerche e ai Kings of Convenience, entrambi originari di Bergen, entrambi con un disco in uscita ed entrambi, in questi giorni, in concerto a New York.


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