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febbraio 02, 2012
 
La madre di tutte le classifiche
In occasione del 100esimo numero di Rolling Stone, è stato chiesto a 100 giurati d'eccezione - si fa per dire, tra questi c'ero pure io – quali sono i 10 miglior dischi italiani di sempre.
Dal conteggio dei voti la redazione è giunta a questa classificona che, come tutte le classificone, incuriosisce, fa discutere e sopratutto divide (pare sia attivo l'indirizzo mail manonavetemesso@rollingstonemagazine.it).
Comunque il numero di RS, in uscita in questi giorni, è godibilissimo e ogni disco ha una sua recensione ben scritta, e lo si può leggere come una buona guida alla musica italiana (più rock che pop) degli ultimi 50 anni. Qui di seguito la mia personalissima classifica che ho inviato al magazine.
Scelta personale (per niente facile) in cui ho voluto privilegiare i dischi che amo riascoltare e che contengono suoni e canzoni sempre piuttosto attuali.
Nero a metà – Pino Daniele
Io Tu Noi Tutti - Lucio Battisti
Italyan, Rum Casusu Çikti - Elio e le Storie Tese
La Crus – La Crus
La voce del padrone – Franco Battiato
SxM - Sangue Misto
Sanacore - Almamegretta
Microchip emozionale - Subsonica
Oro, Incenso e Birra – Zucchero
Verba manent – Frankie Hi Nrg Mc
gennaio 31, 2012
 
Il mercante in Fieri / 2 - In morte del viral
Torna la mia column per Studio. Oggi parlo di twitter, della fallita campagna teaser del Pd e di quella Usa di McDonald's e mi chiedo se tutto questo hype sul guerrilla e viral marketing sia finalmente giunto alla conclusione.
Studio
gennaio 23, 2012
 
Iniziamo il 2012 con una cosa figa / 3
Continua la rubrichetta inaugurata quest'anno con le buone notizie in campo musicale (altrove non se ne trovano).
Otto anni fa David Byrne e Caetano Veloso (che casualmente sono nel mio personale pantheon) fecero un concerto insieme alla Carnegie Hall di NYC e che fu segnalato anche da queste parti.
Finalmente la Nonesuch si decide di pubblicare il cd della registrazione di quell'evento unico e che uscirà il 13 marzo.
Qui trovate track list completa e una canzone (grazie a Gianni Sibilla per la news).
gennaio 22, 2012
 
Tutto fa curriculum (aka: La vita, l'arte e i naufragi)
La settimana in tv è stata inevitabilmente caratterizzata dalla testimonianza dei naufragi del Concordia. In tutto la ridondanza di Francesca Rettondini, attrice italiana che si trovava anche lei a bordo della Costa Concordia e che si è vista in tutte le trasmissioni tra l'intrattenimento e l'approfondimento, peraltro facendo dichiarazioni e ricostruzioni ogni volta diverse.
Ammetto colpevolmente di non sapere chi fosse.
Così l'ho googlata.
Primo risultato: Wikipedia. Ci vado, leggo e queste sono le ultime righe dire della sua biografia (cliccare per ingrandire meglio) e dalla foga del suo presenzialismo, non mi stupirei se fosse stata lei stessa (o il suo ufficio stampa) a inserirla.
Direi che il prossimo passo è la partecipazione da concorrente all'Isola dei Famosi.

gennaio 20, 2012
 
Beer-sani
"Uè ragassi, siam mica qui a fare i soggetti dei quadri di Hopper"
 (tutto nasce da questa foto qui. Il capolavoro di editing - cliccare sull'immagine per ingrandirla - è di Marcello Berengo Gardin, il titolo è di Corinne Quadarella)


















 
Mi basta poco. Pochissimo
S'invecchia, ci si inasprisce, si diventa cinici, non si crede più a niente e a nessuno.
Poi bastano due note, messe lì, con classe, stile e anima, in mezzo a tanti discorsi e frasi fatte, e io mi sciolgo.
E dico sì. Madonnabona, prenderei la cittadinanza americana solo per votarti, e poi tornerei ad essere fieramente italiano (che in questo momento sto anche vivendo un periodo di forte antiamericanismo).
Il soul è una di quelle poche cose che mi rendono debolissimo, che abbattono in me ogni tipo di barriera, convinzione o preconcetto.
Ma ora basta, guardate e riguardate, e commuovetevi di giuoia anche voi.
(visto sul Post)


gennaio 19, 2012
 
Un carico di metafore
La nave che affonda e il capitano che scappa. Il capro espiatorio. La telefonata tra il capo assertivo e l'italiano medio codardo. La ganza moldava del comandante imbucata a bordo e invitata in plancia. Ora salta pure fuori il film ("Film Socialisme") che Jean Luc Godard aveva girato sulla Costa Concordia.
Direi che può bastare.
gennaio 17, 2012
 
Mercante in Fieri 
Inizia oggi su STUDIO una mia rubrica dal titolo Mercante in Fieri.
Qui una breve presentazione.

«È difficile resistere al mercato, amore mio» cantava il gruppetto italiano dal nome tedesco. Ma qui non parleremo del misterioso Mercato degli spread e degli indici di borsa, bensì di quello dei consumi e dei brand che, volenti o nolenti, è più vicino a noi. Un mercato pazzerello, non più guidato dalle leggi di marketing o dalla pubblicità ma che sta assumendo nuove forme e nuove regole, più vicine alle dinamiche pop che a quelle economiche.

Nella primo pezzo parlo delle promesse dei brand di dare maggiore credibilità, trasparenza e autenticità alla propria attività e comunicazione. Mmmh. E poi parlo di Patagonia, un brand che dissuadendo dal consumismo (anche sui propri capi) riesce a vendere più di prima.
Lo trovate qui e qui .
RivistaSTUDIO- EmmeBiAttached
gennaio 15, 2012
 
Stop alle rotative
A volte quelli delle redazioni dei giornali farebbero bene a vedere la pubblicità che viene inserita.
Per il bene di tutti. Inserzionisti, testata e lettori.
Il Gazzettino, oggi. (grazie a Pronti al Peggio)

gennaio 13, 2012
 
Iniziamo il 2012 con una cosa figa / 2
No, il blogghino non si sta traformando in una sorta di canale YouTube, per quanto non sarebbe neanche male. Prima o poi riprenderò anche a scrivere.
Però, a imperitura memoria, è doveroso dare il giusto risalto ad alcune meraviglie. Quella forza della natura di Mavis Staples (già voce principale delle Staples Singers e poi interprete solista di straordinari dischi di gospel, soul e blues, quest'ultimi prodotti anche da Prince e da Jeff Tweedy) in camerino insieme ai Wilco e a Nick Lowe improvvisano una versione portentosa di "The Weight" della Band prima del concerto alla Civic Opera House di Chicago.
Queste sono le cose che ti permettono di continuare ad amare la musica.
gennaio 11, 2012
 
Iniziamo il 2012 con una cosa figa
Ma figa veramente. Così figa che tra qualche giorno la troverò insopportabile (dopo averla vista compulsivamente una cinquantina di volte per capire ciascun elemento di coolness).
Quindi, vediamo: New Orleans, la Preservation Hall, Mark Ronson, Erikah Badu, Zigaboo Modeliste, qualche membro a caso dei Dap Kings, Mos Def, gente che suona davvero, il jazz gioioso, stile che trasuda da ogni inquadratura, un pezzo della madonna.
Non vi basta? Ah, ho capito avete il sopracciglio alzato perchè è una roba pagata da un costruttore di macchine. E allora?
Io intanto propongo la beatificazione a Mark Ronson, tanto per non perder tempo.. (grazie a quel quel santuomo di Colas, per averla segnalata).



gennaio 06, 2012
 
Soffro di domenicofobia
Domenicofobia: La paura delle domeniche, non in senso religioso quanto piuttosto un riflesso sintomatico della paura del tempo non strutturato. Nota anche come ansia acalendariale. Da non confondere con la teodomenicofobia o kyriefobia, la paura del Giorno del Signore.
La domenicofobia è uno stato d’animo creato dal modernismo e dall’industrializzazione. I domenicofobi detestano in modo particolare il periodo fra Natale e Capodanno, nel quale i giorni della settimana perdono di significato e il tempo sfuma in un’eterna domenica. Un altro modo di esprimere la domenicofobia potrebbe essere “la vita in un mondo senza calendari”.
Una celebre espressione della suddetta condizione è la canzone pop “Every Day Is Like Sunday” di Morrissey, nella quale viene descritta una passeggiata sulla spiaggia dopo una guerra nucleare e ogni giorno della settimana è come una domenica. (@dougcoupland)
gennaio 02, 2012
 
Non pensavate mica avessi finito qui... / 2
Uh, è già il 2012 e mi sono dimenticato di fare la classifica delle serie tv.
Tranquilli, si fa presto e non mi metterò certo a dire anch'io che le serie sono i nuovi romanzi, eccetera eccetera (c'è già chi lo fa, barbosamente, peraltro citando serie finite tre anni fa).
Due veloci premesse. Primo: qui si fa riferimento a serie andate in onda nei paesi d'origine, anche se non sono ancora arrivate in Italia (sapete com'è.. l'internèt..). Secondo: mi limito solo alle prime stagioni andate in onda quest'anno.
Beh, non me la sento di far graduatorie, quindi facciamo tre ex-aequo, come nei migliori festival di matrice democristiana. Quindi, in rigoroso ordine alfabetico
Homeland ( Showtime - da febbraio su Fox Italia ). Ne ho scritto qui.
Suits  ( USA Network - da marzo su Joi, Mediaset Premium ). Già ampiamente lodato qui.
The Killing ( AMC - in Italia su Fox Crime ) Non ho avuto occasione di scriverne, ma fidatevi. E' una sorta di Twin Peaks (per il plot) però con atmosfere e personaggi più che verosimili. Mai visto piovere così tanto in una serie (del resto è girato a Seattle).
Per tutte e tre le serie sono state confermate le seconde stagioni. Che aspettiamo con ansia.
gennaio 01, 2012
 
The Lucy inside me
dicembre 31, 2011
 
Non pensavate mica avessi finito qui..
Con le classifiche, intendo. Ché mancano ancora quelle delle serie tv e sopratutto dei libri.
Quest'ultima non l'ho mai affrontata, fondamentalmente perché in tutto l'anno leggevo sì o no una decina di romanzi usciti nell'anno e al massimo venti tra saggi e saggetti, la maggioranza per cose di lavoro, e quindi non mi sembrava il caso di fare delle classifiche su un campione così ristretto.
Quest'anno invece, complice anche l'ebook reader nel periodo estivo, ho letto un bel po' di roba contemporanea. Quindi sarei anche in grado di fare anche una classifica, ma mi rendo conto che il campione è ancora striminzito rispetto al mare di libri che esce ogni anno.
Quindi la classifica si trasforma in consigli (che poi è l'obiettivo parallelo e altruista delle classifiche, almeno per come le compilo io).  Consigli singoli per ciascuna categoria (tranne un ex aequo)
Ecco qua
Miglior libro di Narrativa stranieraStoria D'Amore Vera e Supertriste - Gary Shteyngart (Guanda)  Il titolo è respingente, lo so. Il nome dello scrittore non è facilmente memorizzabile o pronunciabile, so anche questo. Ma è uno dei libri più interessanti che ho letto negli ultimi anni. E l'ho fatto per ben tre volte: due in italiano e una in inglese - e se siete padroni della lingua, partite subito da questa versione.
Nella scala Richter della folgorazione siamo quasi ai livelli della prima lettura di Generazione X di Coupland. Qui oltre alla capacità di scrittura c'è anche la visionarietà del Gibson di Accademia dei Sogni, la complessità narrativa di Ballard e l'ironia del miglior Sedaris. Gli Stati Uniti in perenne recessione e praticamente colonizzati dalla Cina, l'ossessione per la tecnologia (gli Äppärät, gli smartphone che tutti devono possedere e che annullano qualsiasi pretesa di privacy), il social network pervasivo (si chiama Global Teens), il Bipartisan party, l'acronimo dilagante, la longevità come il definitivo prodotto di superlusso, sono solo alcune delle fulminanti trovate di questo libro (e non smetterò mai di ringraziare il buon Fabio Guarnaccia che nella tarda primavera praticamente mi ordinò di leggerlo).
Miglior Libro di Narrativa Italiana: Esche Vive - Fabio Genovesi (Mondadori) Ne parlai già sul blog. E quindi vi ci rimando. Il fatto che il libro compaia anche in altre classifiche annuali, compilate da persone più titolate (e non amiche dell'autore) rispetto a me, conferma la bontà del libro.
Miglior Libro di Saggistica /1: Retromania - Simon Reynolds (ISBN) Vabbè, dai. Libro fondamentale il cui giudizio non si può nemmeno sintetizzare. Imperfetto, a volte fin troppo verboso, altre volte con fastidiosi preconcetti che si contraddicono, ma per chi ama la musica rappresenta una lettura imprescibile.
Miglior Libro di Saggistica /2 : Quello Che Vuole La Tecnologia - Kevin Kelly (Codice Edizione). Se anche voi, come me, trovate interessante tutta quella corrente che racconta l'evoluzione della tecnologia paragonandola all'evoluzione biologica, questo libro di Kelly è quello che fa per voi. E che giunge a delle conclusioni antropologiche rivoluzionarie.
Miglior Libro di (Auto)Biografie: Open  - André Agassi (Einaudi). Conoscere il personaggio o amare il tennis non è necessario (mi verrebbe quasi da scrivere: anzi). Alessandro Baricco - che se scrivesse i suoi libri così come racconta quelli degli altri, sarebbe il mio autore preferito - ci ha fatto una bella recensione qui.
Miglior libro che non si può classificareMarshall McLuhan - Douglas Coupland (ISBN) Un po' romanzo, un po' saggio, un po' (auto)biografia. Magari può risultare deludente rispetto alle inevitabili aspettative generate dai nomi scesi in campo. Ma malgrado una certa superficialità progettuale (e che sembra quasi voluta) e alcuni momenti di stanca, non si può non consigliare, dai.
Miglior Libro A Cui Ci Si Avvicina Con Il Sopracciglio Alzato E Che Invece... Come Diventare Se Stessi - David Lipsky & David Foster Wallace (MinimumFax). Degno contraltare del precedente. Un libro che poteva sembrare un'operazione furbetta e piuttosto inutile e che invece racconta perfettamente il complesso mondo di DFW a chi non ce l'ha fatta a leggersi tutto di lui (like me, oh yeah) . E con un interessante caso di rispetto/ammirazione che sfocia nella sana invidia ben (s)mascherato da Lipsky.
dicembre 29, 2011
 
"Caso mai non vi rivedessi, buon pomeriggio, buona sera e buona notte!" (cit.) 
E buon anno.
dicembre 28, 2011
 
La lotta di razze (e di classe) del monopolista
Ieri in rete si è molto discusso del nuovo piano tariffario dei Frecciarossa, i treni veloci delle Ferrovie Dello Stato, quello che crea quattro sottocategorie rispetto alle canoniche prima e seconda. La cosa che ha sconvolto un po' tutti è il blocco delle tre-quattro carrozze della categoria Standard, la più bassa, per impedire ai passeggeri di accedere alla carrozza ristorante, privilegio concesso solo a coloro che hanno acquistato i biglietti di classe superiore. A me non sembra una cosa così scandalosa, se è vero che nelle carrozze standard passa un carrellino bar con bevande calde e fredde e schifezze varie, come peraltro succede da sempre nei normali intercity (che io prendo ogni settimana). Prezzi diversi per servizi diversi. Funziona così.
Sono due però le cose che mi infastidiscono più di altre.
L'immagine associata al livello di servizio Standard: persone di colore, probabilmente immigrati e magari neanche completamente in regola con il diritto di soggiorno. Dico solo una cosa: ingiustificabile.
La seconda, che aggrava tutto quanto, è il regime di sostanziale monopolio in cui operano le FS oggi in Italia. E' facile fare il marketing (ovviamente tutta questa riclassificazione è una scelta di marketing, come ha puntualizzato FS in un comunicato) quando sei l'unico player sul mercato. Non sopporto Montezemolo e tutti gli amichetti suoi, ma sarei contento che la nuova compagnia Italo - anche se super premium, uff - riuscisse ad emergere.
Ma sopratutto auspico - e sono pronto a scendere in piazza e manifestare - per far in modo che possa entrare sul mercato del trasporto su rotaia un nuovo operatore, magari straniero, magari no frills che proponga un treno veloce Roma-Milano a classe unica a 50-60 euri.
E tutti gli altri che si ubriachino pure di Carpenè Malvolti.
dicembre 25, 2011
 
Per non dimenticare che festeggiamo il Natale con l'iconografia di una pubblicità del 1931 di una bibita gassata con caffeina

dicembre 22, 2011
 
E già che ci siamo, pure i film 
Tempo libero + fine anno = la scimmia delle classifiche.
Ogni anno ti riprometti no, questa e l'ultima volta, ma poi ci ricaschi.
I film, dicevamo. Beh, classifica assai più personale ma sopratutto parziale rispetto a quella sulla musica. I film visti nell'anno non sono tantissimi: ho fatto un rapido calcolo e di quelli usciti nel 2011 ne ho visti 42.
Qui arrivo alla top 5, il resto sta parecchio sotto.
- The Tree of Life
- Drive
- Il Cigno Nero
- Habemus Papam
- Scialla
 
Sono solo canzonette, ma sono quelle dell'anno
E siccome questo è sì un blog leggero ma anche contemporaneo, ecco il listone delle canzoni che ho ascoltato/gradito di più in questo 2011.
Lista secca, senza tanti commenti (se siete curiosi di conoscere il fil rouge concettuale che lega tutte le canzoni di questa playlist tipica da soggetto bipolare, beh, telefonatemi, sarò lieto di raccontarvela..).
Le tracce le trovate tutte, in streaming ma non nello stesso ordine della graduatoria, nella radiolina qui sotto alla vostra sinistra. Scorrete, cliccate la canzone, e buon ascolto.

1 - Otis - Kanye West & Jay Z (feat. Otis Redding)
2 - Rolling in the Deep  - Adele
3 - Countdown - Beyonce
4 - Limit to your love - James Blake
5 - Undercover of the Darkness - The Strokes
6 - Perth - Bon Iver 
7 - Representing Memphis - Booker T Jones (ft.Matt Berninger & Sharon Jones)
8 - One Sunday Morning (Song for Jane Smiley's boyfriend) - Wilco
9 - Achab in New York - Paolo Benvegnu
10 - The Magic - Joan as a Police Woman
 
Un Natale deduttivo
Ovvero perché il secondo film su Sherlock Holmes è solo un antipasto di un’eccellente miniserie BBC da stasera su Italia 1 di cui consiglio la visione.
Cioè, falliscono i cinepanettoni, GrandiFratelli e Signorini vari. Hai visto mai che Sherlock vinca la serata?
Se volete saperne di più sulla serie più bella del 2010 (sì, 2010), ho scritto un pezzo su Studio che potete leggere pigiando qui.
RivistaStudio
dicembre 19, 2011
 
La temuta classificona ragionata dei dischi del 2011 (tempo di lettura: 10 minuti)
Ormai il paradosso sta diventando la cifra di questi anni. In ogni ambito.
Mentre il mercato discografico tira le cuoia o sta lentamente mutando forma e modello, ecco che proprio quest'anno sono usciti una marea di dischi belli e interessanti. Alcuni ancora prodotti per soddisfare il mercato dei supporti solidi o liquidi, altri realizzati per il solo gusto di far spiccare il talento dell'autore e dell'interprete che poi lo monetizzerà in altri ambiti (concerti, cessioni di canzoni per l'advertising, business vari ed eventuali). Vi siete accorti che i dischi vendono poco, vero?
E quindi se ogni anno mi riprometto di non fare più la stantia classifica personale dei tondi di policarbonato trasparente, succede poi che, di fronte a tanto bendiddio, non possa fare a meno di passare le ore notturne a far inutili selezioni di dischi da inserire nella top10.
Ma prima della classifica tocca sciropparvi una lunga analisi del piccolo-giornalista-musicale-che-alberga-in-me in cui evidenzio quelle che sono state, a mio parere, i temi e i filoni prevalenti di quest'anno e le relative teste di serie.
Gli estratti dei dischi che cito qui li potete trovare nella playlist qui a fianco. Poi in fondo, se ci arrivate, c'è la topten e pure la top twenty. Ok, iniziamo.

Gli innovatori? 
Non so se evidenziare più la parola o il punto interrogativo, anche perché sappiamo che le note sono sette, eccetera eccetera.. Però il secondo disco di Bon Iver ti dà proprio questa impressione: il folk amalgamato con il post rock, il talento vocale a braccetto con il vocoder, le cascate di rullanti e le atmosfere eteree, tutto questo suona alle mie orecchie come un nuovo standard pop. Lo stesso dicasi per James Blake: il suo esordio a inizio 2011 fu per me una folgorante rivelazione . Poi la sua esibizione live, l'irritante hype costruitogli intorno, gli atri suoi singoli (specialmente la collaborazione con, guarda caso, Bon Iver, forse una delle cose più brutte dell'ultimo anno) me lo ha fatto diventare insopportabile e irritante. Riascoltandolo però in questi ultimi giorni - specie con le mie nuove cuffie da gara - mi rendo conto che il suo è un disco che suona ancora bene e che, in qualche modo, ha spostato parecchio in alto (o in avanti, fate voi) l'asticella della musica pop. E poi non posso non mettere in questa categoria i Radiohead. Per la musica (King of Limbs ha dentro delle cose notevoli), per la loro attitudine (i pezzi concessi a dj e producer per i loro remix) e per il loro stare sul mercato. 

La Retromania Applicata
Il fondamentale libro di Simon Reynolds ha fatto scuola e lo si vede dai continui dischi in uscita che reinterpretano il nostro passato musicale. Beh, se questa è la qualità media, ben venga la retromania e tutto il resto. Il primo nome da fare è Jonathan Wilson: alt-country e folk psichedelico americano, Neil Young e i primissimi Pink Floyd. Ma sopratutto Gentle Spirit, il suo disco d'esordio, è una raccolta di gran belle canzoni. Il secondo è la conferma dei Fleet Foxes, menestrelli consapevoli di quel mondo bucolico che ci fulminò tre anni fa e che questa volta con l'aggiunta di archi e fiati si fa più maturo e intimista. Poi ci sono i Girls, caso unico e lucente di Retromania hype, dove anche qui i primi Pink Floyd, i Crazy Horse e perfino i Black Sabbath diventano materiale finemente contemporaneo. Infine c'è la vera e propria rilettura del passato di Danger Mouse e Daniele Luppi con Rome, colonna sonora di un film che non esiste ma il cui immaginario fa esplicito riferimento al primo Morricone Sound, quello degli anni '60-'70 delle slow funk ballads e del pop orchestrale. Può bastare?

New definition of hip hop 
Come ho scritto nel post precedente io l'hip-hop ce l'ho nel cuore. E il 2011 è stato un anno importante per la riformulazione del genere. Watch The Throne della super accoppiata Kanye West e Jay Z è un disco complesso, ricchissimo, ma molto centrato, dove la megalomania un po' baraccona di KanyeW viene ricalibrata dalla saggezza produttiva di Jay Z. Dal loro trono si permettono anche, da bravi spacconi impertinenti quali sono, di usare la voce di Otis Redding per creare il beat e mettere l'autotune su Nina Simone ma, così facendo, riprendendo il filo perduto della cultura e della filosofia hip-hop. Un disco non facile, ma di grandissimo valore. Nelle ultime settimane è uscito anche il nuovo dei The Roots, Undun: anche loro mantenendo lo status di hip-hop band, fanno un passo in avanti inserendo narrazione (undun è un caro vecchio concept album) e collaborazioni colte (con Sufjans Stevens). Tra gli altri dischi hip hop che volevo segnalare c'è anche il sempre divertente Snoop Dog, Lupe Fiasco e il rap orchestrale di Chilly Gonzales. 

Toh, il rock
Il vecchio Zio Roccia c'è sempre, non vi preoccupate. Magari un po' appesantito e senza grandi nuove idee, ma lotta ancora insieme a noi, specialmente quando sale sul palco.
Due sono i nomi. Wilco, che continuano a far il loro bel disco (The Whole Love: per alcuni onesto, per altri bellissimo). E poi i Foo Fighters. Wasting Light è una raccolta di rock totale, ben prodotto, divertente ed energetico.

POP 
Ecco la categoria a cui tutti tendono, il grande faro della contemporaneità. Lo ha detto candidamente Chris Martin dei Coldplay che quello è il terreno da abitare. Bravo. Peccato che il loro disco sia fiacco e noiosissimo, parole queste che mal di abbinano al genere di cui sopra. Molto molto meglio hanno fatto Florence & The Machine con Ceremonials: pop lussureggiante, epico, sontuoso. Nella categoria ci entra anche il mio amatissimo Sondre Lerche che purtroppo continua a voler diventare indie fuori tempo massimo e a sbagliare tutti i singoli. Peccato, perché lui potrebbe essere davvero un caposaldo del pop contemporaneo, e alcune tracce del disco che porta per titolo il suo nome sono lì a dimostrarlo. Uh, e poi c'è Lenny Kravitz che ha fatto forse il disco più bello dal suo esordio, anche se ho l'impressione che Black and White America non abbia avuto un gran successo di pubblico. Aggiungo infine anche Gruff Rhys, il cantante dei Super Furry Animals: il suo Hotel Shampoo è puro pop. E il vecchio caro sfigatissimo Ron Sexsmith che qui amiamo sempre.

Oldies (but goldies!)
L'ultimo disco di Tom Waits che mi ha emozionato era Big Time, il live che metteva insieme la trilogia di Rain Dogs, Frankie Wild Years e quell'altro dal titolo impronunciabile. Da allora ho sempre poco digerito i suoi dischi, a volte colti, a volte rumoristi, altre ancora eccessivamente lirici e intimisti. E invece con Bad As Me è tornato a farmi battere il cuore. Con una voce bellissima (specie nel falsetto), un gran tiro blues e jazz e con un Marc Ribot in stato di grazia (ehi, c'è anche Keith Richards). In questa categoria ci metto pure Peter Gabriel che non sta nel mio pantheon musicale (ho da sempre un grosso problema irrisolto con i Genesis) e quando ho saputo che stava per pubblicare la raccolta dei suoi grandi-successi-con-grande-orchestra ho sghignazzato non poco. E invece PG ha sfruttato l'occasione - che per molti rappresenta la tomba artistica (Sting anyone?) - con grande maestria.

Cherchez la femme
Il 2011 è stato l'anno di Adele. Record assoluto di vendite e riconoscimenti. Il suo primo 19 lo avevo molto amato; questo secondo disco invece mmhh, anche se contiene un paio di pezzi notevoli. Preferisco invece Joan As A Police Woman che ha fatto un disco sensualissimo di soul e r'n'b bianco, oppure l'esordiente Anna Calvi. Anche PJ Harvey di cui non sono mai andato pazzo, ha realizzato un bel lavoro e che occupa i piani alti di tutte le classifiche di quelli che se ne intendono. E poi io ci metto anche l'ultimo di St. Vincent, disco delizioso. Come lei.

Fly Girls
Le soul sisters del 2011 sono due vecchie conoscenze e hanno come mentori gli stessi che stanno riscrivendo le pagine della musica nera. Beyonce è la più brava di tutte e 4 ne è la prova inconfutabile. Un disco di soul moderno dove però non rinuncia a zampate minimaltroniche e di avant-pop. E poi c'è Jill Scott (in quota The Roots) che ha realizzato un disco vecchio stile, con dentro molto philly sound ma anche nu soul. Sempre i Roots hanno recentemente prodotto e suonato nel disco di una vecchia signora del soul Betty Wright. Canzoni originali ma che sono già dei piccoli classici.


Lamusicaitaliana 
Essì, mica può mancare. Di Ora, il disco di Lorenzo Jovanotti ne ho già parlato e quindi vi rimando al post dell'epoca. Poi ci sono i Verdena: Wow è un disco che non sfigurerebbe con quattro o cinque stellette su Mojo o Q, tanto le parole non le capiamo neppure noi che parliamo la stessa lingua. Da segnalare il nuovo di Dente (non entusiasmante come il primo), quello di Daniele Silvestri, l'addio di Fossati e la conferma Zen Circus. E poi ci sono I Cani, che sono bravi, contemporanei e mi fanno sentire dannatamente vecchio e provinciale ;-).


Blue eyes soul 
Genere piuttosto bistrattato e poco considerato questo. Ma che a me continua a emozionare. Daryl Hall, attivo più che mai sul web, ha messo in commercio questo Laughing Down Crying. Gran pop soul che il tempo non sfiora. Sempre quest'anno è uscito il secondo disco di Mayer Howthorne, poco suonato qui in Italia, ma che conferma l'ottima impressione che aveva fatto al suo esordio. E che si candida come l'unico erede di Daryl Hall.




Erano indie
Una categoria che tecnicamente potrei definire un po' alla cazzodicane ma che mi serve per inserire due dischi, che altrimenti non riuscivo ad incasellare. Uno è Mirror Traffic di Stephen Malkmus, ex dei Pavement, ora con i The Jicks, prodotto da Beck. E i The Black Keys con El Camino, disco appena uscito e quindi ascoltato poco, ma che ha un tiro fantastico. La sensazione è che entrambi abbiano realizzato due dischi pronti via, con tanta voglia di suonare e cantare, senza troppe seghe mentali o posizionamenti pro o contro il mercato mainstream o alternativo.



Cartoline dal Brasile
Lo sapete che c'ho la fissa della musica brasiliana, e quindi qualcosa ci devo sempre mettere. Alcuni mesi fa, dopo quasi quattro anni di silenzio, è tornata Marisa Monte. Il suo O que vocè quer saber de verdade non deluderà i fan come me. Niente di nuovo, per fortuna. E' tornato anche il vecchio Chico Buarque De Hollanda con Chico che rappresenta un leggero passo indietro rispetto alle sue ultime coraggiose produzioni. Ultima segnalazione: il live di Caetano Veloso inciso per uno show di MTV Brazil (e mai uscito in Italia) che testimonia il suo ultimo tour che vidi a Firenze. Meraviglioso.

Fuori Concorso
Poche settimane fa è stato pubblicato un disco mai uscito di quarantacinque anni fa. Il disco si chiama Smile è dei Beach Boys ed è l'opera per la quale Brian Wilson è andato completamente fuori di testa, con la fissazione di voler superare Sgt Pepper dei Beatles.
Il disco, che riprende tutte le sessioni originali complete, è uno dei pochi nella storia della musica a meritarsi il titolo di CAPOLAVORO INARRIVABILE (lo scrivo pure maiuscolo, contravvenendo alle poche regole che mi sono imposto in questo blogghino) tante sono le idee e le trovate che contiene.
Brian Wilson è il Mozart della musica pop e Smile è il suo Requiem.



Note: Dischi di jazz o di elettronica che mi hanno lasciato un bel ricordo, tracce.

Ed ecco qui la mia classifica dell'anno.
1 Bon Iver – Bon Iver
2 Jonathan Wilson – Gentle Spirit
3 Jay Z & Kanye West – Watch the Throne
4 James Blake – James Blake
5 Florence and the Machine - Ceremonials
6 Girls – Father, Son, Holy Gost
7 Joan as a Police Woman – The Deep Field
8 Beyonce - 4
9 Tom Waits – Bad as me
10 Jovanotti - Ora

E dato che, come ho già detto, l'anno è stato piuttosto generoso, vi inserisco anche le posizioni dalla 11 alla 20
11 Wilco – The Whole Love
12 Radiohead – King of Limbs
13 Sondre Lerche – Sondre Lerche
14 Marisa Monte - O que vocè quer saber de verdade
15 Danger Mouse & Daniele Luppi - Rome
16 Stephen Malkmus - Mirror Traffic
17 Mayer Hawthorne - How do you do?
18 Lenny Kravitz - Black and White
19 Peter Gabriel - New Blood
20 The Roots - Undun
dicembre 17, 2011
 
Here's a little story that must be told 
Il rap è la musica che amo (hmm, dite che così fa troppo scesa in campo, eh?).
Vabbè, incipit a parte. In fondo è la verità.
Ci ho riflettuto e, nonostante io ascolti con passione un sacco di musica di ogni tipo, credo che alla fine il rap (e l'hip-hop) sia il genere a cui sono più affezionato. Mica per altro, sento che è nata e cresciuta insieme a me - anche se molto lontana da me.
Non è certo un caso che il primo 45 giri che ho comprato da solo a dodici anni fosse Rapper's Delight della Sugarhill Gang (ovviamente una volta arrivato al negozio non ricordavo né titolo né gruppo - la canzone la avevo ascoltata un paio di volte di sfuggita a Radio Monte Carlo nel programma di Awanagana - e quindi mi toccò esibirmi nell'esecuzione del brano di fronte al divertito commesso del negozio di dischi). Da lì è stato amore puro .
Così mentre mi facevo la mia cultura musicale allargata, con un occhio stavo attento a quello che succedeva per le strade di New York; mentre i miei coetanei andavano fuori di testa per Smiths, U2 e Cure, io cercavo in radio (Stereodrome, Planet rock e Weekendance su Radio2) o nelle riviste italiane qualche trafiletto che parlasse delle ultime produzioni di Boogie Down Production. Quando uscì il primo dei Beastie Boys e Walk This Way dei Run-DMC per me fu un'epifania. Per non parlare di “It Takes a Milion...” dei Public Enemy che ancora oggi considero uno dei dischi fondamentali della musica tutta, al pari di Revolver dei Beatles e di What's Goin' On di Marvin Gaye.
Ho seguito fin dal suo nascere anche il rap italiano, con il cosiddetto movimento delle posse e, sebbene non sia mai stato un frequentatore dei centri sociali, quando capitava in zona un'esibizione degli Assalti Frontali o degli Isola Posse non me la perdevo.
Tutto questo, badate bene, era solo una passione musicale. Lo stile di vita e di abbigliamento è sempre stato totalmente agli antipodi da quello del b-boy: zero credibilità di strada e mai indossato cappellini, felpe xl e sneakers (unica eccezione le Adidas - Run DMC, ma forse questo era dovuta più a una mia fissazione innata per i brand). In fondo il mio look da fighetto sfigato con il maglioncino a V stonava parecchio con la musica che sentivo in cameretta, ma questo non mi impedì certo di andare a vedere il concerto dei Public Enemy insieme ai Run Dmc al Palatrussardi di Milano o gli AK47 al C.S. Macchia Nera di Pisa.
Tutto il fenomeno del gangsta rap mi ha un po' allontanato dal genere, anche se alcune produzioni di Tupac, Notorious, NWA o Wu-Tang Clan sono notevoli, e comunque ho sempre tenuto d'occhio l'evoluzione delle varie scene fino ad oggi.
Tutto questo lungo e verboso cappello è per farvi capire con che gioia ho accolto il tributo fatto da Jimmy Fallon e Justin Timberlake insieme ai The Roots (che Dio ce li conservi) alla storia dell'hip hop.
Il primo video è questo , poi se ne aggiunto un altro che vedete di seguito , mentre l'ultimo (so far) della serie lo potete ricercare qui .
Yo!
dicembre 15, 2011
 
Dlin dlin dlin, nella slitta va... (The Xmas records)
E' opinione diffusa che le compilation di canzoni di Natale rappresentino il punto più basso della carriera di un cantante e di una band pop rock. Superficialmente non si può che dar ragione a tale affermazione, però è anche vero che qua e là sono usciti degli ottimi dischi natalizi e che in questo periodo amo ritirar fuori. Ad esempio, il disco di due anni fa di Bob Dylan Christmas in the Heart era strepitoso, oltre che surreale. Ottima colonna sonora di cene anche il bel Ella Wishes you a Swinging Christmas di Ella Fitzegerald. Quest'anno ne sono uscite due che meritano un ascolto e forse pure l'acquisto.
Il primo è A Very She & Him Christmas. Ammetto che She & Him sono una mia fissazione da tempi non sospetti. Il duo formato da M Ward e da Zooye Deschavel continuano il loro viaggio nel folk pop americano e questa volta lo incrociano con i temi natalizi. Per chi ha amato le atmosfere nostalgiche e malinconici dei precedenti Volume 1 e 2 non può non amare questo disco. Anche perché qui viene fuori l'M Ward musicista e chitarrista con arrangiamenti semplici ma mai banali, candidi ma non stucchevoli anche con l'uso del famigerato ukulele che si sposa a perfezione con la voce di Zooye.
Poi c'è la sorpresona: A Dreamer's Christmas il disco di Natale di John Zorn suonato insieme alla solita talentuosa compagnia di giro (Ribot, Baron, Baptista, etc..).
Da Zorn ci si aspetta di tutto – e io che l'ho visto dal vivo con i Naked City ne so qualcosa. Invece questa volta nessun terrorismo musicale, nessuna rivisitazione avanguardistica e impertinente di temi stranoti, ma un signor disco jazz di xmas songs (più due inediti) con tanto di iconografia infantile ma con un ispiratissimo Ribot alla chitarra e Kenny Wollesen sublime con vibrafono e glockenspiel.
A chiudere c'è l'unico pezzo cantato ed eseguito da Mike Patton, ruffiano e adorabile che potete ascoltare qui.
dicembre 13, 2011
 
Lo sai qual è il problema
Le parole che Jovanotti ha pubblicato sulla sua pagina Facebook (le trovate anche qui) sulla morte di Francesco Pinna sono chiare e sincere.
Ho frequentato per anni da vicino le produzioni dei concerti ed è un mondo di grandi professionalità e di continui controlli. Controlli e sicurezza che spesso non vedo nei mille cantieri in giro per le città.
Poi, certo, questo è una società celebrity based: quando un evento, luttuoso o virtuoso che sia, si incrocia con un celeb ecco che allora diventa notizia, e tutti ne parlano.
Le celebrità sono i media più efficaci. La cassa di risonanza più performante.
Ma il problema resta, anzi è più grande di quanto si possa pensare.
Per questo vorrei rivolgere un pensiero anche ai 1110 morti quest'anno sul lavoro.
 
Homeland: procurami una relazione 
Era da un paio di settimane che meditavo un post su Homeland, a parer mio la serie più bella dell'anno. Poi ho letto questo straordinario articolo che gli dedica il New Yorker intitolato Homeland: The Antidote for 24 e non c'è più stato bisogno.
Il pezzo fa infatti riferimento al fatto che Homeland sostituisce le torture e i modi spicci di Jack Bauer con l'approfondimento psicologico, le vicende umane e le storie personali dei protagonisti, terroristi compresi. Una gran bell'analisi che consiglio di leggere.
E poi vedere la serie in anteprima, augurandoci che arrivi anche in Italia.
Update: in molti mi hanno scritto credendo che il titolo del post fosse anche il titolo della versione italiana della serie (che peraltro è stata comprata da Fox, bene). Ovviamente non è così.
No, il titolo non ve lo spiego, perche è un po' come spiegare le barzellette. Ha a che fare con 24, quindi se non siete dei fans della serie, è anche normale che non la capite. E forse è meglio anche così.
dicembre 12, 2011
 
Chi?
L'editoria post Silvio. Tutto vero, eh.
(cliccare sull'immagine per ingrandirla)

dicembre 10, 2011
 
La crisi delle 15.00. La soluzione.

Ok, gli smartphone sono una figata. Siamo tutti d'accordo su questo, e non c'è certo bisogno che mi metta a scrivere castronerie tipo "il mondo nelle tue mani" e altre frasi da copy scarso per la campagna dell'ultima promozione dell'operatore telefonico da fare in fretta e furia.
Io al momento ho un iPhone bianco e tutto va bene.
C'è solo una cosa però. E siccome siete dei lettori svegli avete già capito dove vado a parare.
E' 'sta cavolo di batteria che non ti fa vivere, specialmente se sei in giro, specialmente se sei legato a doppia maglia alla rete, al web e ai socialcosi.
Il momento critico e topico sono le 15.00-15.30. Se sei fuori dalla mattina e se magari hai passato del tempo sui mezzi di trasporto o in taxi o ad una conferenza/riunione noisissima, quella è l'ora in cui, in alto a destra, il verde lascia il posto al rosso, e la giornata è ancora mooolto lunga. Quelli più organizzati girano con cavetto e spina elettrica alla ricerca spasmodica di una presa della corrente come tossici al parco in cerca di una dose. Storie di ordinaria quotidianità. E devo dire che per un po' l'ho fatto anch'io.
Però ora con questo caricatore USB portatile della Duracell ho svoltato: ti permette di attaccare due device contempraneamente (smartphone e foto o videocamera) con i led e tutto quanto e che avrai opportunamente caricato la notte a casa o in albergo.
Quelli di Duracell dichiarano ottimisti 5 ore di conversazione aggiuntive. Boh, non saprei, anche perché ormai telefono poco. Quel che so è che con questo oggettino quando sono fuori o in treno  - non viaggiando io abitualmente con frecce rosse o in prima classe - non ho più la paranoia dello scaricamento batteria.
E la vita mi sorride.
dicembre 09, 2011
 
Le ultime canzoni prima del #Listone2011 
Prima di passare al listone dei migliori dischi del 2011, mi corre l'obbligo di inserire nuove canzoni relativi agli ascolti di queste ultime settimane nella playlist che vedete qui a sinistra e che potete ascoltare gratuitamente.
Prima di tutto Jonathan Wilson, mia recentissima fissa. Beh, il suo Gentle Spirit è una meraviglia, una canzone meglio dell'altra. Niente di originale, per carità. Ma l'impressione è quello di trovarci di fronte a un disco senza tempo. Ne parlerò in dettaglio nel post riassuntivo dell'anno, anche perché Wilson occuperà le posizioni più in alto. Qui ho messo Natural Rhapsody, ma c'era davvero l'imbarazzo della scelta.
In questi giorni è anche uscito il disco dei The Roots che sono, a prescindere, un nome e una garanzia nel mondo hip-hop, ma oserei dire della black music in generale. “Undun” è un disco che mira in alto: concept album invece della solita raccolta di canzoni, con un livello medio molto alto e con “collaborazioni” prestigiose e forse un po' pretenziose, come quella con Sufjans Stevens. E' interessante vedere come i fuoriclasse dell'hip-hop (The Roots, Kanye West) sentano il bisogno di collaborare con artisti bianchi di spessore (Bon Iver o Stevens, appunto) per poter essere apprezzati oltre al proprio genere di appartenenza, che dell'”appartenenza” - peraltro - ne fa una un tratto distintivo.
Poi c'è l'ultimo dei Black Keys. E' un bel disco e mi ha fatto riscoprire anche i loro precedenti che, per motivi asburgici avevo snobbato (no, invece lo so perché, ed è tutto collegato a quell'automatismo di irrigidimento di quanto c'è troppo hype attorno a qualche nuova band).
Il pastrocchio postumo di Amy Winehouse che, in mezzo a outtakes, versioni diverse e cover bruttine (c'è una Girl from Ipanema che grida vendetta), sfodera un paio di pezzi da novanta, come questa sontuosa cover di un classico di Carole King.
Infine c'è questo Immortal, ovvero un mash-up dei pezzi di Michael Jackson e che fa da colonna sonora dello spettacolo del Circle du Soleil dedicato alla vita di michelino e che conferma che i Jackson 5 avevano un tiro unico e irripetibile. Ci risentiamo tra qualche giorno per il listone dell'anno che sarà ricco e variegato.
dicembre 07, 2011
 
Nuovi mondi giocattolosi
Chi l'avrebbe mai detto che un giorno avrei fatto le recensioni di giocattoli. Anzi, meglio ancora. Che mi mandassero a Los Angeles e a San Francisco per provare in anteprima dei giocattoli e parlare con chi li ha ideati. Una sorta di versione aggiornata di Da Grande e Big.
Come dice Jovanotti "è questa la vita che.. eccetera...".
Qui c'è il pezzo che ho scritto per Style Piccoli.
StylePiccoli – EmmeBiAttached
dicembre 06, 2011
 
Woody prende il Volo 
Qui provo a spiegar(mi) come mai l'ultimo Woody Allen (carino, ma senza esagerare) abbia battuto nel weekend il film tratto dal super bestseller di Fabio Volo (che, nel suo genere, non è neanche così male).
Un segno di questi tempi?
Lo trovate su Studio.
 
Meme Fassino Meme
Il Deboscio come sito e "filosofia di pensiero" non mi è mai piaciuto molto ma, devo ammettere, che ogni tanto hanno delle belle idee e trovate. Ad esempio questa straordinaria foto alla quale si invitava ad associare una scritta o un claim all'altezza.

dicembre 02, 2011
 
Questione di naming
Avrete sicuramente saputo della querelle tra Plasmon e Barilla a suon di annunci a pagamento sui quotidiani cartacei (hai voglia te di media digitali, del twitter, la condivisione, la conversazione, le idee che provengono dal basso, la rava e, sopratutto, la fava. Nel 2011 - quasi 2012 - nulla è cambiato rispetto a dieci anni fa).
Avevo anche iniziato a scrivere un pezzo sulla questione, ma alla quinta riga mi ero venuto annoia da solo. Che poi, alla fine, sono questioni di punti di vista.
Io mi sono molto più stupito, ad esempio, che il nuovo disco di Mina, ovvero la testimonial vocale di Barilla, si chiami con lo stesso nome del prodotto più di successo dell'azienda alimentare parmense.
novembre 29, 2011
 
Di Caroselli, spot e cultura abitativa 
Come l'anno scorso, anche quest'anno quelli di AD nel loro numero da collezione di novembre mi hanno chiesto di scrivere un pezzo sul tema pubblicità e casa, e stavolta mi hanno anche affibbiato la pesante patente di massmediologo.
Il numero è dedicato alla Casa degli Italiani, e così provo a spiegare come e in che modo negli ultimi cinquant'anni la pubblicità ha influenzato i gusti degli italiani in ambito abitativo.
Il pezzo lo trovate qui.
AD - EmmeBiAttached

novembre 21, 2011
 
La mia intervista a Doug
Ve l'ho un po' menata, lo so, però anche voi capitemi.
Per me non è una roba da tutti i giorni riuscire a intervistare una delle persone che stimi di più al mondo, a maggior ragione se in esclusiva per l'Italia e se l'autore ha scelto solo il sottoscritto dopo aver letto le domande che gli avrei posto (diciamo che l'ex ragazzo non è tra i tipi più facili da intervistare, ecco).
Vi ho già anche detto che l'intervista la potete trovare sul sontuosissimo LINK MONO dedicato a McLuhan e che vi consiglio di comprare, vero?
Ecco, questa è l'intervista, così ora mi cheto.
LINK - EmmeBiAttached


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